IN PROGRAMMA

"L'ultima notte del Rai's" di Yasmina Khadra

Teatro Biondo Palermo dal 17 al 26 gennaio 2020

January 16, 2020

Yasmina Khadra ci porta nel cuore dell’ultima giornata vissuta da Muhammar Gheddafi, “Il fratello Guida”. Si tratta di ore difficili, disperate. È l’ultimo viaggio di un uomo solo, di un’anima corrotta, perduta nel labirinto del potere. È questa una moderna tragedia, la tragedia di un uomo che, pagina dopo pagina, ci mostra i suoi traumi infantili, la sua sensibilità, la sua umanità, la sua fragilità, le sue paure e le sue ansie per poi sorprenderci d’improvviso con le sue perversioni, la sua sete di potere, il suo irrimediabile desiderio di autocelebrazione. Proprio nella fede incrollabile in se stesso e nella convinzione di essere l’eletto, il primo, protetto da Dio, Gheddafi, sino agli ultimi istanti, si sentì intoccabile e attese un miracolo. Credeva di essere lui il rivoluzionario, pensava che nessuno lo avrebbe mai tradito. Nemmeno il suo popolo.

Prometheus

Teatro Coccia - Novara 16-17 maggio 2020

May 15, 2020

L’uomo di oggi si interroga su questioni fondamentali: esisterà un futuro per la vita umana oppure davanti a noi vi è solo una prospettiva catastrofica? Che ruolo giocheranno la scienza e la tecnologia in questa catastrofe, oggi viste esclusivamente come luce del futuro?  Quale tributo si pagherà al progresso? La perdita della memoria e dell’identità? La degradazione dei valori e la trasformazione inesorabile in consumatori/consumati? 

Come si ripropone oggi, in tempi così difficili di intolleranza, razzismo e fondamentalismo, il tema del rapporto fra l’umano e divino? Prometeo è l’eroe del confine, della mediazione fra questi due mondi, così diversi. Terribile cosa è l’uomo. Ancor più terribile il mondo degli dei.  Un grande maestro diceva che i testi antichi sono come segnali provenienti da stelle luminose ormai scomparse. Attualizzare questi testi e cercare a tutti i costi un rapporto diretto è come chiudere gli occhi sulla nostra contemporaneità. In questo momento di perdita di valori e di ideali, di degradazione e superficialità assoluta, di mancanza di dei e Titani, di incolmabile tracotanza umana, è assolutamente necessario confrontarsi con la parola antica, tentare di decifrare il riverbero luminoso proveniente da quelle stelle ormai scomparse, fermarsi sul ciglio della voragine, attendere, guardare la luce e riflettere sui nostri destini futuri. Per un istante.  

Solo per un istante.

Mimì - in arte Mia Martini

Vibo Valentia Teatro Comunale 28 marzo 2019 - Gualdo Tadino Teatro Don Bosco 11 ottobre 2019 - Lanciano Teatro Fenaroli - 14 dicembre 2019 Tagliacozzo Teatro Talia - Chieti Teatro Maruccino - 5/4 gennaio 2020 Bari Teatro Abeliano - 11/12 gennaio 2020 Pinerolo- Gradisca d’Isonzo Teatro Di Gradisca - 24 gennaio 2020 Milano Teatro Gerolamo

December 13, 2019

Riportare in vita un mito è una missione difficile, ma è questo il compito ambizioso che Melania Giglio si propone e lo fa in modo speciale, quasi mistico, richiamando in terra uno spirito tormentato come quello di Mia Martini, donna sofisticata e intensa nell’animo e nella voce. Un’anima che non ha avuto pace nel suo breve passaggio terreno e che la troverà sul palco, grazie alla guida di due angeli interpretati da Mamo Adonà e Sebastian Gimelli Morosini, che avranno il compito di alleggerirle il peso di quel talento per cui forse ha pagato troppo. Saranno proprio queste due figure luminose, due guardiani, ad evocarne l’essenza d’innanzi al pubblico e insieme a quel pubblico Mimì ripercorrerà la sua vita riappacificandosi con lei attraverso le sue canzoni. Il rapporto con la sua imperfetta famiglia (ma quale famiglia non lo è?), i racconti degli amici amati e poi persi di vista. La stupida e beffarda diceria che l’ha vista troppe volte, esser tacciata di sfortuna, a tal punto da vedere una carriera rovinarsi sotto il peso della maldicenza. E forse farà pace soprattutto, anche con se stessa, con il suo talento e la sua voce d’amianto, croce e delizia, amore e invidia di molti. Mimì ci guarderà ancora negli occhi e nuovamente canterà per noi, spaccandoci il cuore come faceva un tempo. Perché questo era Mimì, era qualcosa che non si dimenticava e che ogni volta lasciava il segno, quello stesso segno ch’è rimasto nella memoria di tutti noi. Insieme a Melania Giglio, straordinaria interprete dalla voce penetrante, recitano Mamo Adonà, raro esempio di come una voce femminile possa risiedere in un corpo maschile e Sebastian Gimelli Morosini, ambigua voce dalla presenza androgina, protagonisti di uno spettacolo con canzoni interpretate rigorosamente dal vivo.

"Le ultime lune" di Furio Bordon

In tour italiano

December 07, 2019

L’eleganza e la sensibilità di Andrea Giordana riescono a illuminare nuove sfaccettature di questa toccante figura, che commuove e fa riflettere, diverte e sfiora nervi scoperti, nel suo confrontarsi con il figlio (Luchino Giordana, figlio anche in arte) e con il ricordo della moglie (l’intensa Galatea Renzi) morta tanti anni prima, ma con cui non smette di tenere una tenera, immaginaria conversazione. Nella prima parte del testo, il Padre attende – nella stanza che finora ha abitato, a casa del Figlio – l’arrivo di questi, che lo accompagnerà in una casa di riposo. È una scelta del vecchio professore, che nessuno però ha troppo osteggiato... È dunque il momento dei ricordi e delle piccole recriminazioni, delle ritrosie che si aprono a quelle inarginabili ondate di tenerezza che solo nei più viscerali legami familiari trovano sostanza. La seconda parte si ambienta invece nella desolazione del pensionato per anziani: un luogo dove all’efficenza asettica è sacrificata la personalità degli ospiti, la loro voglia di ascoltare Bach, di veder germogliare una piantina di basilico. E alla fine non rimane che la prospettiva di andarsene, magari a Natale, avvolti nella neve, candida come la scena finale concepita dal regista Daniele Salvo. Egli sottolinea come in un’epoca in cui tutti sembrano impegnati nel culto dell’io, dell’egoismo, dell’eterna giovinezza, la vecchiaia sia invece un privilegio «Una pietra preziosa. Il momento della vita di un uomo in cui tutte le linee convergono verso un punto sospeso sul filo dell’orizzonte. (...) Coincide con la condizione del poeta. Essere poeta oggi dà scandalo. Il poeta non serve a nulla. Dà fastidio, è troppo ingenuo, troppo fragile, troppo vero. Soprattutto, il Poeta, come il Vecchio sa dire la verità».

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Daniele Salvo | Regista Teatrale | Attore