IL GRANDE INQUISITORE di
Fedor Dostoevskij

IL GRANDE INQUISITORE

 Millecinquecento anni dopo la sua morte, a Siviglia, Cristo torna sulla terra. Cammina per   le strade della città spagnola dove, alla presenza di tutti i cittadini, il cardinale Grande Inquisitore sta consegnando al rogo un centinaio di eretici. Il suo arrivo è silenzioso, eppure il popolo lo riconosce, lo circonda, è pronto a seguirlo. Ma in quel momento il Grande Inquisitore attraversa la piazza, si ferma a guardare la folla, incupito. Poi ordina alle sue guardie di catturare Cristo e rinchiuderlo in prigione. Nell'oscurità del carcere, il vecchio e potente ministro della Chiesa pronuncia contro il Messia un fortissimo atto d'accusa, condannandolo a morte. In questo episodio dalla dignità autonoma dei Fratelli Karamazov, Fedor Dostoevskij afferma il proprio pensiero filosofico-religioso: la libertà dell'essere umano si basa su una fede senza dogmi e miracoli, senza gerarchie e autorità, contrapposta alla dottrina che in nome di un mandato superiore e indiscutibile sottrae agli uomini la consapevolezza di sé e il libero arbitrio. La massima sofferenza dell'uomo sta infatti in questa contraddizione, vivere diviso tra il desiderio di una tutela che lo sollevi dal tormento del decidere e l'aspirazione alla libertà individuale.E’assolutamente necessario raggiungere temperature emotive altissime, cercare una “verità” ed una credibilità senza filtri. La scrittura di Dostoevskij induce a riflessioni profonde sul ruolo dell’Arte nella nostra società e sulla sua funzione catartica, preziosa per decodificare la realtà presente e le sue mille sfaccettature. Per usare un’espressione di Ionesco “Tutti gli uomini recitano, tranne alcuni attori”. E’ davvero così. Per affrontare Dostoevskij, per decodificarlo e comprenderlo dal suo interno è necessario smettere finalmente di recitare, azzerare lo stile, indagare il testo da vicino, in un confronto serrato con sé stessi ed i propri fantasmi, senza nessuna paura.          Daniele Salvo

 “L’uomo è un mistero. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita  

  cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perché 

  voglio essere un uomo.”

  F.Dostoevskij

 Con                                        

 Daniele Salvo   (Ivan – Il Grande Inquisitore)

 Melania Giglio  (Lo spirito nero)

 Daniele Ronco  (Alesa)

 Scene                                     Alessandro Chiti

 Costumi                                  Daniele Gelsi

 Musiche originali                    Patrizio Maria D’Artista

 Luci                                        Giuseppe Filipponio

 Regia                                     Daniele Salvo

 Assistenti alla regia                Riccardo Parravicini, Matteo Fiori

 Understudies                         Riccardo  Parravicini (Ivan / Alesa) – Matteo Fiori (Alesa)

 Una produzione:

 Centro Studi Ivanov (Roma) con il contributo di GAZPROMBANK /

 Fahrenheit 451 Teatro / Teatro Maria Caniglia (Sulmona) / Mulino ad Arte

 Elaborazione grafica Michele Salvezza